QUELLO CHE I GESTORI NON SANNO E I COMMERCIALISTI CREDONO DI SAPERE!

Rubrica "Quello che i gestori non sanno" pubblicata su News

Quei commercialisti che continuano a dare consigli approssimativi sul mondo dello spettacolo dovrebbero prima fare un bagno di umiltà e consultarsi con un consulente del lavoro e/o con un consulente previdenziale esperto del settore. Ritorniamo sulla nuova norma cosiddetta del “forfettone IVA”. Certo la norma ha degli enormi vantaggi per i cosiddetti contribuenti minimi. E’ una norma però costruita per i lavoratori autonomi, mentre i lavoratori dello spettacolo sono autonomi solo sul piano fiscale, ma sono subordinati sul piano previdenziale e assicurativo.

Certi commercialisti dovrebbero smetterla di considerare il TUIR come il vangelo ed allargare il loro panorama anche al resto della legislazione. La dizione “Arti e Professioni” ed i relativi “artisti” riguarda esclusivamente poeti, pittori, scultori, scrittori, compositori etc. ovvero coloro che agiscono nel proprio studio a rischio d’impresa e possono essere omologati all’ingegnere o all’artigiano. I disc jockey, i cantanti e i musicisti sono invece “ex lege” LAVORATORI DELLO SPETTACOLO, iscritti obbligatoriamente all’Enpals e, come tali, soggetti anche ad Inail e ai contributi minori dell’Inps, tutti adempimenti a carico del datore di lavoro.

Ma con l'apertura della partita Iva il musicista diventa datore di lavoro di se stesso e quindi deve farsi carico di tutte le tasse e i relativi contributi Enpals. Ora siccome i compensi sono sempre gli stessi (o addirittura inferiori) domandiamoci: cosa rimane nelle tasche del musicista dopo essersi accollato anche quei versamenti che sarebbero a carico del datore di lavoro?

Cosa ne pensano i commercialisti?